Davanti a te c’è una facciata elegante, con colonne e un arco monumentale al centro: cerca il grande portale in pietra bianca, sormontato da un timpano triangolare, poco prima che la strada curva; da lì si accede all’antica Zecca Reale di Siviglia.
Benvenuto davanti alla Real Casa de la Moneda, il luogo dove Siviglia letteralmente faceva soldi... e a volte anche un po’ di confusione! Immagina di sentire il frastuono del martello che colpisce il metallo, l’odore acre della fusione d’argento e oro e la tensione degli operai: qui, centinaia di persone lavoravano giorno e notte per trasformare i tesori che arrivavano dall’America in monete tintinnanti.
Ma partiamo dall’inizio, o quasi: pensa che già in epoca romana si batteva moneta a Siviglia, quando la città si chiamava Colonia Rómula Híspalis. Alcuni dicono che persino Giulio Cesare abbia tenuto una moneta sevillana tra le mani… peccato non ci sia un selfie a dimostrarlo! Dopo i romani, qui si sono succeduti bizantini, visigoti, musulmani: ognuno con le sue monete e le sue crisi di valuta - persino Alfonso X, il Saggio, cercando di riorganizzare il sistema, finì per far lievitare i prezzi e forse anche qualche malumore in città.
Ma fu nel 1504 che iniziò una vera rivoluzione: i Re Cattolici decisero di spostare la Zecca dove ti trovi ora, tra il fiume e l’Alcázar. Era il cuore pulsante del nuovo mondo: da ogni angolo delle Americhe affluivano lingotti e pepite, e Siviglia diventava il centro dove quei metalli si trasformavano in denaro sonante! Di tanto in tanto, però, arrivavano crisi: con tutta questa abbondanza, l’oro rischiava di perdere valore e la ricchezza diventava un problema… è un po’ come trovarsi la tasca piena di cioccolatini e dover andare dal dentista!
Nel Cinquecento, tra mercanti e marinai, la città ribolliva di vita, ma anche di traffici loschi e misteri: vicino c’erano le Herrerías Reales e persino un corral con la mitica Torre de la Plata alle spalle, adatto a custodire tesori e... a nascondere qualche segreto? E di segreti, qui, ne sono passati tanti! Pensa che all’interno vivevano il tesoriere, l’ensayador (che controllava la purezza dei metalli) e il fonditore: un po’ come i supereroi del denaro, ma in versione polverosa!
Il complesso, come vedi, ebbe mille vite e mille disavventure: dal terremoto del 1755 che ridusse tutto in rovina alle pesanti inondazioni che costringevano a sollevare i pavimenti e ripulire le monete bagnate, fino al disastro di un fulmine che colpì la fondizione, forse facendo saltare in aria qualche parruccone dell’epoca! È solo grazie a ingegneri tenaci, come Sebastián Van der Borcht, che la fabbrica venne ricostruita più solida e più bella, con quella facciata elegantissima che ora puoi ammirare: la pietra veniva addirittura dalle cave reali di Morón, mica dai “Tutto per un euro” dell’epoca!
Nel XVIII secolo, il lavoro non mancava: c’erano officine della fusione d’oro, uffici per l’argento, mulini e cortili trafficati. E bastava che si rompesse un tubo dell’acqua per bloccare tutto, con i maestri muratori costretti a rimettere a nuovo i muri continuamente. E ogni volta che i lavori finivano, sembrava che la fortuna volesse testare la pazienza dei sevillani: nuove alluvioni, nuove riparazioni, un vero e proprio circo acquatico!
Quando nel 1869 la Zecca chiuse i battenti, nessuno poté più sentire il tintinnio delle monete fresche di conio, ma il complesso trovò una nuova vita: alcune parti sono diventate case, altre magazzini, perfino un teatro! E in una delle abitazioni qui vicino, in calle Güines 6, nacque e visse El Pali, il mitico cantaor di Siviglia, la cui voce risuonava tra queste antiche mura come l’eco di tempi gloriosi.
E come ogni posto antico che si rispetti, la Real Casa de la Moneda custodisce ancora una torre almohade segreta, quasi nascosta nel complesso, che qualcuno chiama la Torre del Bronce. Chissà, magari qualcuna di quelle vecchie monete sbuca ancora fuori da una fessura del pavimento... quindi, se trovi qualcosa che luccica, avvertimi, magari facciamo a metà!




