Osserva il robusto edificio a più piani in mattoni e cemento con il suo tetto piatto, caratterizzato da un sottile albero meteorologico in metallo che punta verso il cielo.
Ci siamo appena allontanati dai vasti sentieri verdi del Parco del Valentino e proprio qui, all'Università di Torino, troviamo il posto perfetto per vedere come una città di re sia diventata un moderno banco di prova per le scienze naturali. Sul tetto del Dipartimento di Fisica si trova la Stazione Meteorologica di Fisica dell'Atmosfera di Torino.
Questa stazione è stata attivata nel 1991 dal professor Arnaldo Longhetto. Era un uomo profondamente colto e silenziosamente ironico che nutriva una vera passione per i cieli. Longhetto ha combattuto per decenni per far rivivere lo studio della fisica dell'atmosfera qui a Torino, portando all'università uno spirito pratico e sperimentale.
Ma la storia del monitoraggio dei cieli di Torino ha in realtà un passato meravigliosamente turbolento. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli scienziati furono sfrattati dalle loro antiche e storiche torri di osservazione nel centro della città. Disperati per mantenere attivi i loro registri climatici durante i caotici anni del dopoguerra, i fisici divennero creativi. Costruirono una grossa capannina... un'imponente struttura in legno che somigliava a una gigantesca gabbia per uccelli a doghe... e la appesero letteralmente fuori da una finestra del primo piano. Quella precaria scatola di legno penzolante mantenne vivo il loro monitoraggio climatico fino a quando non poterono essere costruite strutture moderne.
Oggi, gli strumenti su questo tetto servono a uno scopo molto specifico e moderno. Misurano l'effetto isola di calore urbana. Questo è un termine scientifico per indicare come gli edifici densamente stipati, le strade asfaltate e l'attività umana intrappolino il calore, rendendo il centro città notevolmente più caldo rispetto alla campagna circostante. Poiché questo edificio si trova proprio al confine tra la fitta rete urbana e il parco aperto, è il laboratorio perfetto per osservare lo scontro tra l'ingegneria umana e il raffreddamento naturale.
Puoi vedere il potere della città di cambiare il proprio clima nei registri della stazione. Nel febbraio 1956, prima che la città si espandesse così pesantemente, una stazione rurale nelle vicinanze registrò uno sbalorditivo meno venticinque gradi Celsius. I fiumi locali si congelarono completamente. Ma oggi, avvolta nella coltre di cemento dell'isola di calore urbana, questa stazione sul tetto registra raramente temperature di congelamento così estreme, anche durante severe ondate di freddo. La città si sta letteralmente riscaldando.
Tuttavia, la natura riserva ancora delle sorprese. Durante l'eclissi solare dell'agosto 1999, la luna oscurò il novanta percento del sole su Torino. Gli strumenti sensibili della stazione catturarono l'esatto momento in cui l'atmosfera rispose all'improvvisa oscurità di mezzogiorno. La temperatura precipitò istantaneamente e il vento cambiò direzione, simulando un rapido ed inquietante tuffo nella notte. È stato un bellissimo promemoria del fatto che, non importa quanto costruiamo, viviamo ancora sotto il comando del cielo.
Dietro tutte queste affascinanti intuizioni c'è il lavoro silenzioso e quotidiano di tecnici e ricercatori... persone che dedicano la loro vita a recuperare e digitalizzare decenni di dati meteorologici affinché possiamo comprendere il nostro mondo che cambia.
Ora, dai dati chiari e aperti dei cieli, la nostra esplorazione dell'eredità scientifica di Torino sta per prendere una piega verso le ombre. A soli quattro minuti di cammino da qui, arriveremo al Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso, dove scopriremo un capitolo molto più oscuro e controverso della storia scientifica. Continuiamo a camminare.



