Davanti a te si staglia un maestoso edificio bianco dal ricco decoro scolpito, con una facciata lunga e articolata da archi, colonne e bassorilievi: guarda verso l’enorme costruzione che domina la Plaza Nueva, non puoi sbagliare!
Benvenutə davanti al Municipio di Siviglia! Ma attento, qui non è un semplice palazzo, è come un “supereroe dell’architettura” che unisce storie, arte e potere civile in un colpo solo. Senti l’aria che frizza, tra la folla e il sole che riflette sulle pietre chiare? Un tempo, proprio davanti a te, questa piazza brulicava di mercanti, mendicanti e carrozze trainate da cavalli, mentre i signori del Cabildo si chiedevano: “Ma dove li mettiamo tutti questi affari di Stato?”.
La risposta arrivò nel 1526, quando la città festeggiava il matrimonio imperiale tra Carlo V e Isabella del Portogallo. Immagina il vociare delle celebrazioni, i banchetti, i cavalli coperti d’oro (no, davvero, usavano perfino la vernice dorata)-un chiasso tale che anche Hercule Poirot avrebbe avuto problemi a concentrarsi! Ed è proprio allora che si decise: Siviglia meritava un edificio degno della sua ricchezza e importanza.
Per costruirlo, chiamarono Diego de Riaño, il “maghetto delle pietre”, che si mise subito all’opera per rendere la facciata un vero spettacolo. Osserva bene: ci sono cinque sezioni e ogni modulo è decorato con rilievi che fanno quasi girare la testa. Motivi grotteschi ispirati a Firenze, scudi araldici come se piovessero, e-attenzione-a braccetto, allegorie di Giustizia, Buon Governo e, per non farci mancare nulla, anche personaggi storici o mitologici. Ecco Hercules (sai che qui è considerato uno dei fondatori della città?), Giulio Cesare, che organizzò il primo Cabildo, e l’imperatore Carlo V, che con un colpo di firma fece di Siviglia la capitale scintillante del suo impero. Insomma, una “Instagram story” scolpita nella pietra!
E pensare che prima il consiglio comunale si riuniva in semplici case del Corral de los Olmos, dietro alla cattedrale-tutt’altra atmosfera rispetto a questa grandiosità. Quando Diego de Riaño morì nel 1534, fu il suo discepolo Juan Sánchez a prendere in mano martello e scalpello per continuare l’opera, realizzando anche l’iconico arco che oggi collega la Plaza Nueva al vecchio convento di San Francesco.
Ah, il convento però... puff! Nel XIX secolo, per fare spazio e modernizzare, venne demolito. E allora via con nuove aggiunte! L’ala verso Plaza Nueva fu riprogettata in stile neoclassico da Demetrio de los Ríos e Balbino Marrón. Qui succede un piccolo “mistero dell’arte”: tentarono di continuare il decoro Plateresco sulla nuova facciata, ma non finirono mai. Non per pigrizia, eh, ma perché la legge ormai proteggeva lo stile originario: quando qualcosa è dichiarato Bene di Interesse Culturale, toccarla è peggio che infilare la mano nella borsa di nonna!
E dentro? Cammina mentalmente con me sulle scale che si dividono tra volte piatte e cupole dove si mescolano gotico e rinascimentale. Al piano terra c’è la sala dell’Apeadero, dove un tempo i dignitari, tra un colpo di tosse e uno sguardo sospettoso, discutevano affari importanti su panche decorate. Il soffitto, se potessi vederlo da vicino, ha cassettoni con re scolpiti-quasi a farti sentire osservatə da sguardi reali. E nei medaglioni delle pareti? Grottesche, re, simboli… serviva più uno storico o un investigatore privato per capirli tutti!
Al piano superiore, la Biblioteca custodisce antichi tesori cartacei e, nella sala col soffitto a cassettoni in legno, ci sono tele celebri: opere di Zurbarán, Valdés Leal, e tele che raccontano processioni e combattimenti (niente Netflix, qui si guardava la storia in diretta!). Nella Columbus Hall, ora diventata la Sala dei Borboni, i politici discutono ancora oggi-sperando di essere ispirati almeno un po’ da tutta questa arte intorno a loro e dai ritratti regali appesi alle pareti.
E pensare che tutto questo ruota continuamente attorno al mistero del tempo: oggi, come ieri, quest’edificio è vivo-riempito ogni giorno da passi, parole, sogni, problemi e-scommetto-anche qualche risata tra consiglieri.
Quindi, se senti qualche voce sussurrare storie antiche tra la pietra e il sole, non stupirti troppo... magari è solo Hercules che ride di una battuta raccontata da Giulio Cesare!




