Dalle lavandaie di San Salvario, spostate e un po’ dimenticate, fino al cemento “razionalista” di Torino Esposizioni, hai appena camminato dentro la linea del tempo di una città che si reinventa come un prestigiatore. Per “razionalista” intendo quello stile del Novecento tutto geometrie pulite e pochi fronzoli: la forma deve servire la funzione, senza chiacchiere.
Fermati un attimo: l’aria che arriva dal fiume porta con sé l’odore delle pietre lisce, dei tronchi antichi, e quel fruscio delle foglie che si mescola al ronzio lontano dei viali.
Siamo partiti da dove la monarchia tracciava confini rigidi su terreni ancora selvatici, preparando grandi visioni urbane. Poi ci siamo infilati in piccoli rifugi nascosti, dove nuove comunità hanno cucito la loro fede dentro lo skyline. E sì, abbiamo visto giardini “pettinati” e volte enormi, quasi megalomani, dove la scienza sognava in grande.
E adesso si chiude il giro. Uscendo dal Valentino, voltati verso il Po: scorre ancora, osserva ancora, e aspetta il prossimo sogno impossibile. Grazie di aver camminato con me, sono Andy.


