
Notate il vasto complesso di torri in mattoni rossi, le mura difensive in pietra sormontate da spazi dentellati chiamati merlature, e una fortezza a più piani situata proprio sulla riva del fiume. Sembra uno spicchio incontaminato e intatto del XV secolo, non è vero? Ma ho un segreto da svelare. È interamente, meravigliosamente finto.

Torino si reinventava costantemente in quest'epoca, testando nuovi confini nella cultura, nella società e nell'industria, e questo luogo cattura perfettamente quello spirito sperimentale. L'intero borgo medievale fu costruito da zero come padiglione temporaneo per l'esposizione del 1884. Parlate di ambizione architettonica ossessiva. Un ex mercante portoghese diventato architetto di nome Alfredo d'Andrade guidò un team di intellettuali attraverso la regione, misurando e copiando ossessivamente vere rovine medievali. Il pubblico pensava che avessero perso il senno. Un giornale li prese persino in giro, dicendo che l'architetto portoghese stava costruendo una nuova Torre di Babele.

Ma la loro dedizione era assoluta. Un membro del team, Vittorio Avondo, aveva persino acquistato un autentico castello in rovina con i propri soldi solo per studiarne l'architettura. Grazie alla sua intensa passione, il borgo fu costruito con una precisione sbalorditiva. Quando aprì, l'inaugurazione fu puro teatro. Gli ospiti scendevano lungo il fiume in barca, vestiti con costumi stravaganti da fate, frati, streghe e persino Ercole, abbandonandosi completamente all'illusione.

Il progetto costò un'assoluta fortuna. Spesero oltre 548.000 lire, una somma astronomica all'epoca che oggi equivarrebbe a diversi milioni di dollari. In origine, tutte queste bellissime case dovevano essere demolite al termine dell'esposizione. Ma il pubblico si innamorò così profondamente di questo sogno teatrale che la città di Torino acquistò l'intero complesso per l'affare di sole 100.000 lire, salvandolo dalla distruzione. Evitò la rovina per un soffio di nuovo durante la Seconda Guerra Mondiale, quando pesanti bombardamenti squarciarono la sezione meridionale. La città quasi rase al suolo le macerie, ma fortunatamente scelse invece di restaurarlo meticolosamente.

Per oltre un secolo, il borgo è sembrato davvero vivo perché veri artigiani lavoravano e vivevano all'interno di queste mura. Purtroppo, quella tradizione ha recentemente subito una pausa straziante. All'inizio del 2024, un massiccio progetto di restauro moderno ha richiesto la chiusura del borgo per due anni. Gli ultimi artigiani storici, come il fabbro Mastro Corradin e lo stampatore Mastro Cerrato, la cui stamperia operava lì dal 1947, sono stati dolorosamente costretti a raccogliere i propri strumenti e lasciare le uniche case che conoscessero. Eppure, le mura rimangono, aggrappate al ricordo di quei maestri artigiani e alle sfrenate fantasie degli uomini che le costruirono. Ora, faremo un salto da questa bellissima e finta fantasia medievale verso un autentico e mozzafiato modernismo. Fate una bella passeggiata di quattro minuti con me verso la nostra ultima tappa, l'edificio delle Esposizioni di Torino.



